La torretta del castello di Garlenda in una foto di Flavio Furlani

 

«Mi sono da sempre abituato ad estrarre dalla figura, anche se soltanto fotografica, le linee, le forme, le luci della natura. Il passaggio alla scultura è stato perciò naturale, direi quasi inevitabile».

Più volte Furlani è stato considerato dalla critica come uno scultore legato all’arte precolombiana. Ciò se è vero per una parte della sua produzione, sembra essere tuttavia una troppo riduttiva catalogazione, della sua arte, che è invece legata ai grandi movimenti del primo Novecento ed alle influenze dei grandi scultori italiani della seconda metà del secolo scorso.

Fra le sue personali più importanti vanno segnalate: "Foto e Argille tra arte e artigianato" (Galleria Civica, Albenga, 1991); "In cammino per la Pace" (Castello Costa-Del Carretto, Garlenda, 2000) e "Il colore delle emozioni" (Villa Cambiaso, Savona, 2001)

Claudio Almanzi


"Nella scultura trova la possibilità di provare emozioni plastiche col contatto fisico delle mani immerse nella materia. Lo spirito abituato ad estrarre dalla figura, anche se fotografica, quel che le linee e le forme, ma soprattutto le luci della natura suggeriscono alla meditazione ed all'ammirazione, oggi compie il persorso a ritroso. Le forme reali dei suoi paesaggi, dei suoi volti ritratti di uomini veri, i colori, le luci della più e più volte fotografata natura si astraggono per artistico istinto in forme plastiche scultoree che lo portano a toccare quel che prima solo la mente vedeva"

A. Fontana

"Le sue opere ricordano l'arte precolombiana, tantochè fan venire alla mente lo spirito rivoluzionario di Che Ghevara e di altri. In realtà il risultato espressivo culminante è ben diverso: i volti dei Maya e degli Atzechi contemplano la tragedia millenare del cosmo, la gente di Furlani, una misteriosa poesia, possibile, se la si vuole"

C. Cormagi


   
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