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Il pozzo nel centro del borgo di Villanova in uno scatto di Flavio Furlani
*** Ultima opera ***
"La donna delle violette di Villanova"
Una statua alla raccoglitrice di violette
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E' stata inaugurata a Villanova domenica 15 gennaio
2006 la statua dedicata alle raccoglitrici di violette,
che una volta erano numerose e svolgevano una vera
e propria professione. La statua è opera dello
scultore albenganese Flavio Furlani, molto noto anche
come fotografo, ed è un modello in gesso alabastro,
rifinita in cera d'api, con pigmenti naturali di terra,
pronta per la fusione in bronzo patinato.
Albenga
e dintorni
giovedì 19 gennaio
2006
La Violetera di Villanova
Con la Violetera di Villanova, Flavio
Furlani ha reso uno straordinario omaggio, per la sua
delicatezza, soprattutto alle donne di Villanova che
si sono dedicate nel passato alla coltivazione delle
violette, ed hanno solidamente posto le basi della sana
economia di Villanova.
Oltre ché nella realtà del passato, anche
nell'immaginario attuale villanovese permangono vigorose
le tenere, tenerissime violette, di cui già Angelo
Poliziano scriveva «che sempre mai non sono rose
e viole»; per non dimenticare la donzelletta leopardiana
che viene dalla campagna «e reca in man un mazzolin
di rose e viole» e di Pascoli le «violette
serene come un lontanar di monti nel puro occaso».
La Violetera di Flavio Furlani è nelle sue linee
delicate simbolo di passione e di intelligenza; e le
violette preannunziano e annunziano la primavera, governata
da Venere e dai suoi miti.
Nell'antichità le violette erano anche il simbolo
dell'amore, della morte e del sacrificio. La violetta
è un fiore che aumenta la sensibilità,
e perciò smussa i cuori più recalcitranti.
Quello che ha innalzato Furlani è un monumento
non solo alle Celestine, alle Caterine, alle Marinin,
alle Angiuline che facevano nascere le tenere e tenerissime
violette sotto le «pagline», per poi portarle
in leggiadri e profumati mazzetti al mercato di Villanova,
ma è un monumento altrettanto riuscito anche
alle violette: «c'è qualcosa di nuovo oggi
nel sole, anzi d'antico; io vivo altrove e sento che
sono intorno nate le viole».
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Lavoro, viaggi ma soprattutto la passione per l’arte
e la fotografia
Furlani: una vita spericolata
Una storia d’arte e di fotografia; una storia
di viaggi, di fatica, di lavoro ma soprattutto di
passione per la vita. Protagonista dell’avventura
Flavio Furlani, personalità di spicco del comprensorio
albenganese, artista e fotografo, ma soprattutto uomo
ricco di grande umanità. Nato nel 1933 da una
famiglia di origine friulana, trasferitosi da bambino
a Villanova d’Albenga, Furlani ha avuto un’infanzia
e un’adolescenza difficili che l’hanno
portato a svolgere ogni tipo di attività pur
di contribuire al sostentamento della famiglia. “Da
piccolo ho fatto il pastore da Cesco: portavo a pascolare
le mucche ed i cavallini. – dice sorridendo
– Ma anche questa esperienza ha inciso sul mio
lavoro, inducendomi ad osservare l’anatomia
degli animali che poi ho riprodotto nelle sculture”.
A quattordici anni Flavio si trasferisce a Trieste
per imparare a lavorare i vimini, ma la nostalgia
di casa prevale. La svolta arriva con il lavoro presso
il fotografo Foto Zona di Albenga e poi presso Foto
Torino. “Ho imparato il mestiere per caso –
spiega Furlani- e, col tempo, ho scoperto che ero
bravo, che questa era la mia strada, così ho
pensato di mettermi in proprio”. La vita di
Flavio, a questo punto, si intreccia col destino della
sua città, Albenga, che, grazie alla presenza
delle caserme Turinetto e Piave, ha visto crescere
le attività economiche legate all’indotto
determinato dall’arrivo dei militari. “Il
1951 – dice Flavio – con l’arrivo
del Quinto CAR ha voluto dire ricchezza per Albenga
e io ho lavorato parecchio come fotografo ambulante
all’interno delle caserme”. Nel ’62
in via Milite Ignoto apre Foto Flavio. “Non
c’erano avvenimenti che mi sfuggissero –
commenta soddisfatto – e con un gruppo vincente,
costituito da me e da due amici, il grafico Dino Ragni
(purtroppo scomparso prematuramente) e il giornalista
Romano Strizioli, abbiamo realizzato una serie di
lavori giornalistici e pubblicitari, stampati da Stalla,
di grande successo”. La fortuna di Flavio è
stata confermata nel tempo, sino ad oggi, con una
serie di lavori di eccezionale professionalità.
Nella sua vita, però, c’è sempre
stata un’altra grande passione: l’arte.
“Sin da piccolo – spiega Flavio –
manipolavo la terra per creare statuette: animali,
aerei, persone. Un giorno una professoressa d’arte,
Mirella Gregori, ha notato i miei lavori e mi ha indirizzato
su Albisola, città d’arte. Lì
ho capito che la bidimensionalità della foto
non mi bastava più: per esprimermi avevo bisogno
della forza della scultura”. Tante le opere
importanti di Furlani: dall’Ingauno, al Re di
Villa Re, sino al Monumento al Partigiano, esposto
a Marmoreo nel ’96. Su richiesta di Berrino
Furlani ha realizzato una piastrella per il Muretto
di Alassio e a breve inaugurerà una nuova opera,
la scultura all’Alpino. Cosa porterà
il futuro? “Sto lavorando ad una statua estremamente
complessa per il Carruggio degli Artisti: –
conclude Flavio – una scultura su pietra di
Verezzi, che rappresenta il braccio di un uomo antico
che stringe la mano di un astronauta.
L’uomo del futuro, per lontano che possa andare,
sarà sempre legato alla terra”.
Tratto da L’Almanacco –
Annuario 2003-2004
Silvia Campese
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